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La socializzazione nel cane è un argomento fondamentale ma ai più sconosciuto. Parlando di cani, si utilizza il termine “socializzare” come se significasse solo “incontrare altri cani”, ma c’è di più. Infatti, con “socializzazione” ci si riferisce ad un periodo critico della crescita del cucciolo legata al corretto sviluppo del suo comportamento.

Le fasi della vita di un cane

Come noi umani, anche i cani, nell’arco della loro vita, attraversano varie fasi di sviluppo caratterizzate da importanti cambiamenti fisiologici e psicologici. Nei cuccioli queste fasi di crescita sono particolarmente critiche, in quanto le esperienze acquisite in questi periodi influiranno considerevolmente sul loro comportamento da adulti [1].

Le prime settimane

I cuccioli di cane nascono sordi, ciechi e completamente indifesi. Durante le due settimane che seguono la nascita, passano la maggior parte del tempo a dormire e si muovono strisciando in direzione del calore e del contatto della madre.

Alla terza settimana di vita vanno incontro ad un rapido sviluppo fisico e nervoso: aprono gli occhi, diventano più coordinati nei movimenti, sono in grado di reggersi sulle zampe e iniziano a sentire i suoni e i rumori. I cuccioli cominciano quindi a reagire agli stimoli offerti dal mondo che li circonda, ma hanno ancora bisogno dell’accudimento della madre, che, insieme ai fratellini, ricoprirà un ruolo importantissimo nella fase di socializzazione.

La fase di socializzazione

Tra la quarta settimana di vita e la sedicesima i cuccioli attraversano la “fase di socializzazione”, un periodo critico e delicato, durante il quale imparano a comunicare nel linguaggio dei cani e a rispettare le regole sociali.

Affinché acquisiscano tutti quei comportamenti tipici e normali di un cane, è essenziale che in questo periodo i cuccioli non vengano separati dalla madre e dai fratellini. Durante la fase di socializzazione avviene infatti il processo di imprinting, che fa sì che il cucciolo si identifichi nella propria specie. Grazie all’imprinting il cucciolo impara  a “fare il cane” ed è in grado di distinguere gli altri cani dagli individui di una specie diversa.

La fase di socializzazione si divide in tre momenti:

  • Socializzazione primaria o intraspecifica
  • Socializzazione secondaria o interspecifica
  • Socializzazione ambientale

La socializzazione primaria o intraspecifica

La socializzazione primaria o intraspecifica va dalle 4 alle 8 settimane di vita. I cuccioli diventano più attivi, in quanto maturano le loro capacità sensoriali e motorie. In questo periodo il gioco con i fratelli è essenziale affinché sperimentino tutti quei comportamenti tipici della comunicazione canina e imparino quali sono le regole ed i rituali sociali che serviranno loro per capire e farsi capire dagli altri cani.

Giocare è fondamentale per i cuccioli, soprattutto in questa fase: se per qualche motivo non possono convivere con i fratelli e la madre, ad esempio perché trovatelli, è più probabile che avranno per tutta la vita importanti difficoltà e futuri problemi comportamentali [2]. Infatti, già a quattro settimane di vita i cuccioli iniziano ad interagire tra loro, principalmente usando la bocca. Hanno i denti, ma non sanno ancora quanto possa essere doloroso il loro morso se la stretta è troppo forte. In questo contesto la mamma e i fratellini fungono da “cavie”. Se un cucciolo esagera mentre sta giocando, stringendo i denti troppo forte su un fratellino, quest’ultimo guairà dal dolore. A questo punto il cucciolo mollerà la presa. Se, invece, continua a stringere, provocando ulteriori guaiti da parte del fratellino, sarà la mamma ad intervenire per calmare gli animi. Dopo qualche ripetizione il cucciolo imparerà a dosare la forza del proprio morso e ad interagire correttamente con i fratellini e con la mamma senza far loro del male.

In questo modo la madre insegna al cucciolo la calma e l’autocontrollo

aspetti fondamentali del comportamento canino e doti importantissime perché diventi un adulto equilibrato. Ad esempio, il cucciolo capisce che quando la madre ringhia deve interrompe un comportamento scorretto. Con l’esperienza, imparerà quindi quali sono i comportamenti da evitare ed il significato del ringhio, e saprà agire di conseguenza.

Un cane che non ha appreso l’autocontrollo, ad esempio perché separato troppo presto dalla madre, avrà una scarsa capacità di apprendimento, dovuta a difficoltà nel concentrarsi, e sarà più incline a soffrire di malessere emotivo e psicologico. Inoltre, da adulto, sarà più difficile per lui interagire con gli altri cani.

Per una corretta e completa socializzazione intraspecifica, un ruolo importante lo giocano anche gli altri cani. È bene che il cucciolo veda, conosca e interagisca in maniera positiva con cani differenti da lui in morfologia e dimensione, affinché approfondisca al meglio la conoscenza della sua specie e le diverse modalità di interazione.

Inoltre, circa tra la sesta e la settima settimana di vita, i cuccioli affrontano il primo cosiddetto “periodo della paura”, una fase in cui sono particolarmente sensibili e diffidenti agli stimoli e in cui qualsiasi esperienza negativa potrebbe avere effetti drammatici per tutta la sua vita. Per questo motivo è bene che rimangano nell’ambiente familiare, con mamma e fratelli, almeno fino alle otto settimane di vita. Nel caso in cui i cuccioli crescano in allevamento o in casa, le loro esperienze devono essere accuratamente selezionate dall’allevatore e filtrate dalla madre e da cani adulti competenti in modo che non risultino traumatiche per i cuccioli. 

La socializzazione secondaria o interspecifica

La socializzazione secondaria o interspecifica inizia quando il cucciolo ha 5-8 settimane di vita e si conclude intorno alle 12 settimane. Il cucciolo esplora di più e sta diventando a poco a poco più indipendente dalla madre, quindi è facile che cominci ad interagire con animali diversi da lui, siano gatti, cavalli o persone. Le specie che il cucciolo conoscerà e con cui interagirà in questo periodo saranno quelle con cui avrà confidenza.

Poiché il cane è un animale domestico, la socializzazione con l’uomo è, tra tutte, la più rilevante, ed è indispensabile che avvenga in questa fase. È stata osservata, infatti, una differenza comportamentale in cuccioli che approcciano l’uomo per la prima volta in età diverse [3]: i cuccioli che incontrano persone a 3 settimane di vita si avvicinano subito, mentre i cuccioli che le incontrano a 7 settimane di vita ci impiegano due giorni ad avvicinarsi. Infine, i cuccioli che incontrano per la prima volta una persona a 14 settimane di vita non si avvicinano nemmeno. Infatti, i cani che non sono stati precocemente in contatto con l’uomo, ne avranno timore in età adulta.

In questa fase è importante che avvengano numerose interazioni. Ad esempio, i cuccioli devono avere la possibilità di incontrare differenti tipologie di persone per potersi dire ben socializzati con l’uomo. L’ideale sarebbe che il cuccioli incontrino uomini, donne, bambini, anziani, persone alte, basse e di differenti etnie. Naturalmente, tutte queste esperienze devono essere positive, senza sovraccaricare il cucciolo di stimoli, ed avvenire in contesti adeguati per salvaguardare la sua sicurezza.

La socializzazione ambientale

L’ultima fase della socializzazione è quella ambientale. Si tratta dell’abituazione ad ambienti, odori, rumori e superfici differenti. Dalle 5-12 alle 16 settimane i cuccioli esplorano e si adattano ai nuovi ambienti senza timore.

Per questo motivo sarebbe indicato offrire al cucciolo diverse superfici e oggetti da esplorare e portarlo in nuovi luoghi e ambienti. L’inserimento del cucciolo nel contesto della famiglia che lo ha adottato dovrebbe avvenire idealmente non prima delle 8 settimane di vita non oltre le 12, soprattutto se l’ambiente in cui è cresciuto è povero di stimoli e molto diverso da quello in cui il cane passerà il resto della sua vita. È il caso, ad esempio, di un cucciolo che ha passato i primi due mesi della sua vita in montagna e che dovrà vivere con la famiglia in città, abituandosi quindi alla caoticità dei rumori, degli odori e dei mezzi di trasporto.

Anche in questo caso, affinché il cucciolo si possa adattare, è importante esporlo progressivamente ai nuovi stimoli ed assicurarsi che le sue esperienze siano sempre positive.

La socializzazione dev’essere graduale e positiva

Come abbiamo visto, la socializzazione deve avvenire in modo graduale: non otterremo buoni risultati immergendo il cucciolo in tanti stimoli troppo intensi che, al contrario, rischierebbero di spaventarlo, ottenendo l’effetto opposto. Le sue prime esperienze con il mondo dovranno essere quanto più positive possibili!

Ricordiamoci anche che la socializzazione va mantenuta nel tempo, continuando ad esporre il cane ad esperienze costruttive e adeguate alla sua età che consolidino e si aggiungano a quelle fatte nel periodo critico.

Il periodo della socializzazione, per i cuccioli, è quindi una fase di imprescindibile delicatezza, nella quale ciò che dovrebbe accadere, deve accadere nel modo corretto. Sia una mancata socializzazione che una errata socializzazione possono portare il futuro adulto a sviluppare problemi comportamentali che intaccherebbero la sua serenità e quella della famiglia [4].

[1] Serpell & Jagoe, 1995. Early experience and the development of behaviour. In: The Domestic Dog: Its Evolution, Behaviour and Interactions with People. Ed J. A. Serpell. Cambridge University Press, Cambridge.

[2]Pierantoni L, Albertini M, Pirrone, F, 2011. Prevalence of owner-reported behaviours in dogs separated from the litter at two different ages. Veterinary Record, 169(18): 468–468 doi:10.1136/vr.d4967

[2] Scott JP & Fuller JL, 1974. Genetics and the social behavior of the dog, University of Chicago Press, Chicago.

[3] Dietz L, Arnold A-MK, Goerlich-Jansson VC, Vinke CM, 2018. The importance of early life experiences for the development of behavioural disorders in domestic dogs. Behaviour, 155(2-3): 83–114 doi:10.1163/1568539x-00003486

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