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Quando si parla di razze, è facile cadere nelle credenze popolari che ci portano a pensare che certe siano più aggressive o più affettuose di altre. Un recente studio, invece, ci dice che l’appartenere ad una razza non predice quale sarà il comportamento del cane.

Quando si sceglie di adottare un cane, spesso la decisione ruota attorno all’aspetto estetico di una certa razza. Ci innamoriamo, ad esempio, del lungo pelo del golden retriever, degli occhi dolci del cavalier king, del modo simpatico di camminare del jack russel.

Eppure, molti avranno anche sentito parlare di “scelta consapevole”: non basta scegliere un cane perchè è “bello”, ma bisogna anche capire se il suo carattere è effettivamente compatibile con il nostro stile di vita, in modo da garantire una serena convivenza negli anni a venire.

Ma, quando ci troviamo a valutare il carattere di una certa razza, è facile cadere negli stereotipi e nelle credenze popolari, quali ad esempio “i pitbull sono pericolosi e imprevedibili”, “i labrador sono pazienti e perfetti per una famiglia con bambini”, oppure “i chihuahua sono nervosi e antipatici”.

Uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Science [1] ha messo in discussione queste e molte altre credenze, affermando che la razza non è un buon indicatore della personalità e del comportamento di un cane. 

Ciò significa che non dobbiamo dare per scontato che un cane manifesti sicuramente le caratteristiche comportamentali della sua razza di appartenenza. Inoltre, all’interno della stessa razza, gli individui possono mostrare una grande variabilità di personalità. Anzi, i ricercatori hanno calcolato che solo il 9% del carattere di un cane è riconducibile alla sua razza di appartenenza.

Questo studio è stato condotto grazie alla partecipazione di molti cittadini americani al progetto Darwin’s Ark, che vuole coinvolgere i proprietari di cani nella ricerca scientifica. Grazie all’aiuto dei cittadini, i ricercatori hanno potuto raccogliere 18.385 questionari in cui veniva richiesto di descrivere l’aspetto ed il carattere del proprio cane, ed hanno esaminato il genoma, ovvero il DNA, di 2.155 cani.

Analizzando i dati, i ricercatori hanno riscontrato che mentre le caratteristiche fisiche sono indicatori della razza di appartenenza, ciò non è vero per quanto riguarda quelle comportamentali. Infatti, le caratteristiche comportamentali sono molto variabili all’interno della stessa razza: ciò significa che il semplice fatto di appartenere ad una certa razza non è sufficiente a darci informazioni rispetto al carattere di un cane. Sono state trovate undici regioni del genoma canino associate al comportamento, ma nessuna di queste regioni è specifica di una certa razza. 

Mentre un tempo gli uomini selezionavano i cani in base alla loro performance in certi ambiti lavorativi, come la caccia, la selezione per creare le razze che attualmente conosciamo ha una base più prettamente estetica, ed è iniziata relativamente recentemente, circa 150 anni fa.

Infatti nello studio alcuni comportamenti sono risultati effettivamente più legati alla genetica, come ad esempio la conduzione ed il riporto. Non a caso, questi sono probabilmente quei comportamenti che sono risultati utili all’uomo quando ha cominciato ad impiegare i cani nel lavoro.

Proprio perché la selezione delle razze come oggi le conosciamo è così recente, è plausibile che quelle caratteristiche comportamentali che riteniamo siano specifiche di certe razze siano in realtà il risultato di migliaia di anni di evoluzione e domesticazione del cane, precedenti alla creazione delle razze. Infatti, è improbabile che in così poco tempo possano aver avuto origine comportamenti specifici in certe razze.

Questo studio ci permette quindi di focalizzarci meno sul concetto di razza e, invece, di ridirigere la nostra attenzione sui cani come individui, ognuno dotato della propria personalità. Infatti, viene messo in discussione proprio il concetto che alcune razze siano più aggressive, più affettuose o più docili di altre e, di conseguenza, le etichette “popolari” che vengono loro attribuite, siano esse positive o negative, e, in ultimo, il modo in cui le percepiamo. 

Nonostante la scoperta apparentemente sensazionale, non è assolutamente necessario cancellare completamente tutto ciò che sappiamo o ci hanno raccontato sulle razze. 

Infatti, nello studio, non tutte le razze erano rappresentate, ed il numero di cani per razza che è stato utilizzato per eseguire le analisi, è in realtà piuttosto piccolo (circa 27 cani per razza), quindi è possibile che sia stato difficile osservare apprezzabili differenze comportamentali. Per trovare effettivamente un legame tra comportamento e genetica, sarebbero sicuramente necessari molti più individui.

Inoltre, le analisi sono state effettuate prendendo in considerazione i questionari compilati dai proprietari: le osservazioni quindi non sono state effettuate in laboratorio, in condizioni standardizzate ed uguali per tutti. C’è sempre la possibilità che le risposte non siano state completamente oggettive, proprio a causa del legame affettivo tra il proprietario ed il cane. 

Quindi, non dovremmo giungere precipitosamente alla conclusione che le conoscenze che abbiamo su una certa razza sono inutili. Infatti, già il fatto che hanno un aspetto fisico diverso implica che interagiranno sicuramente nel mondo in modo diverso. Pensiamo all’udito di un cane che ha le orecchie flosce rispetto ad uno con le orecchie dritte, oppure alla capacità di correre, ed eventualmente predare, di un levriero rispetto a quella di un carlino.  

Il comportamento di un individuo, tuttavia, è il risultato della combinazione di diversi fattori, e sicuramente l’ambiente in un cui cresce ha un ruolo importante nel determinare l’espressione di certe caratteristiche. L’appartenenza ad una certa razza ci può dare delle linee guida rispetto a cosa aspettarsi da un cane, e come renderlo felice, ma non è sempre garanzia di un determinato comportamento, proprio perché ogni individuo è unico.

[1] Morrill K, Hekman J, Li X, McClure J, Logan B, Goodman L, Gao M, Dong Y, Alonso M, Carmichael E, Snyder-Mackler N, Alonso J, Noh HJ, Johnson J, Koltookian M, Lieu C, Megquier K, Swofford R, Turner-Maier J, White ME, Weng Z, Colubri A, Genereux DP, Lord KA, Karlsson E, 2022. Ancestry-inclusive dog genomics challenges popular breed stereotypes. Science 376:eabk0639 DOI: 10.1126/science.abk0639

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