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“Piacere, mi presento: sono il Cane”

Si sente tanto parlare di me, moltissimi hanno qualcosa da raccontare sul mio conto. Eppure, in pochi conoscono la mia vera storia. Vi racconterò quindi la storia del cane e di come è diventato il migliore amico dell’uomo.

Questo articolo vuole essere un racconto che narra la storia del più grande amico e compagno che l’uomo abbia mai avuto. Per questo motivo ci sembra corretto farla raccontare direttamente a lui: il Cane.

“Tutto iniziò 60 milioni di anni fa quando di me, Madre Natura, aveva forse solo una lontanissima idea. Certo non si immaginava che un solo nome (Canis lupus familiaris) avrebbe rappresentato individui appartenenti a centinaia di razze completamente diverse una dall’altra.

Ho iniziato il mio lungo percorso con il nome di Myacide, avevo dimensioni contenute e conducevo una vita piuttosto solitaria nella foresta pluviale che era ricca di cibo facilmente reperibile, quindi non ero molto agile né veloce. Tra i 60 e i 10 milioni di anni fa ho dovuto però traslocare e riorganizzarmi, perché sono andato a vivere nella savana, un ambiente molto diverso dalla foresta pluviale. Nella savana la faccenda si complicò parecchio e dovetti cambiare dieta, passando da onnivoro a carnivoro, e struttura fisica perchè dovendo cacciare i grandi erbivori della savana mi serviva essere più agile e veloce rispetto al Myacide.

Insomma, ve la faccio breve: tra i 50 e i 10 milioni di anni fa divenni finalmente un canide e 500 mila anni fa dicono che io sia apparso per la prima volta sotto forma di lupo. Non il lupo che conosciamo oggi, sia chiaro! Ma un esemplare molto molto simile che pare sia ormai estinto [1].

Divenni quindi un animale sociale, al contrario del mio antenato Myacide, perché vivere in gruppo è vantaggioso da un punto di vista evolutivo: vivere in un gruppo organizzato mi ha consentito di difendermi meglio dai rivali e di cacciare più efficacemente. Di contro, la socialità è una faccenda molto faticosa, coordinarsi in un sistema articolato di relazioni implica creare una comunicazione complessa e raffinata, che in parte ho mantenuto fino ad oggi.

Lupo e uomo si incontrano

Nel Pleistocene, circa 400 mila anni fa, tra gli altri animali che frequentavano i miei stessi ambienti uno spiccava su tutti: l’uomo. Anche lui era parecchio preso con la faccenda dell’evoluzione come me e senza che ce ne accorgessimo le nostre vite si incrociarono e legarono a doppio nodo.

Il processo che mi ha portato fin qui e reso ciò che sono (o forse dovrei dire “ciò che siamo”) oggi è strettamente legato all’uomo e si chiama domesticazione. Non è una faccenda da nulla, anzi! Gli studiosi non hanno ancora ben chiaro cosa l’abbia innescata in quello che, 40 mila anni fa, era il mio progenitore.

E vi dirò di più: io sono stato senza dubbio il primo animale sulla terra ad essere domesticato dall’uomo e l’unico ad averlo fatto prima dell’avvento dell’agricoltura stanziale [1][2][3][4].

Ma cos’è allora la domesticazione? Non è altro che un processo nel quale le condizioni di alimentazione e riproduzione sono regolate dall’uomo. L’essere vivente non sarà più influenzato dalla pressione selettiva dell’ambiente naturale ma dell’ambiente artificiale in cui vive e in base alle condizioni che l’uomo porrà.

Grazie alle evidenze genetiche ed archeologiche oggi possiamo dire che la domesticazione del cane iniziò in Eurasia [5] [6]. Molti aspetti, ad esempio le circostanze che hanno portato all’inizio di questa relazione e l’esatto periodo temporale, rimangono però ancora irrisolti [7].

Sicuramente ci sono state due grandi fasi: quella iniziale di domesticazione da grande lupo grigio a proto-cane e la sua successiva modificazione fino ad arrivare alle diverse razze odierne [8].

I primi reperti associati alla mia domesticazione sono datati fra i 12 e i 14 mila anni fa, periodo dell’ultima era glaciale. I fossili rinvenuti in questi insediamenti presentano le prime indicazioni morfologiche di transizione da lupo a cane. Successivamente, a partire da circa 6 mila anni fa, ho iniziato a spostarmi con le popolazioni umane da oriente verso occidente, e a causa delle molteplici ibridazioni con i canidi dei luoghi in cui arrivavo, ho fatto perdere le antiche tracce genetiche delle popolazioni canine derivanti dai lupi europei [8]. Sembra quindi che io abbia compiuto con l’uomo il grande passo dalla vita nomade a quella stanziale di agricoltori: la mia origine è radicata agli albori della storia dell’uomo, e mi rende quindi inseparabile dalla nascita delle diverse civiltà.

La coevoluzione

Nonostante le diverse teorie che sono state negli anni formulate per spiegare il nostro avvicinamento, oggi sembra che la più accettata dalla maggioranza degli studiosi sia quella della coevoluzione tra cane e uomo. Ma anche questo non è un processo semplice, partiamo dal principio.

Tutto iniziò attraverso un meccanismo chiamato autodomesticazione. Insomma, il mio antenato si è messo nei pasticci da solo! 

Secondo i coniugi Coppinger [9], due tra i più famosi studiosi di noi cani, è su un singolo tratto che si fonda la teoria dell’autodomesticazione dei cani tramite selezione naturale: la distanza di fuga, ovvero la distanza minima alla quale un animale riesce a tollerare la presenza di un disturbatore, in questo caso, l’uomo. Vivere nelle vicinanze degli insediamenti umani imponeva al mio antenato di sopportare il contatto con gli uomini come nessun lupo moderno saprebbe fare. 

Probabilmente i lupi più disposti a rovistare tra i rifiuti degli uomini hanno prosperato e si sono riprodotti divenendo i primi proto-cani, mentre gli altri, quelli che non approcciavano i villaggi umani,  non hanno avuto discendenza o sono rimasti alla vita selvatica. 

Gli uomini del tempo erano probabilmente attratti dai cuccioli di cane come lo sono quelli di oggi e possiamo dedurre anche che qualcuno ne abbia adottati alcuni per portarseli a casa. E attenzione, non erano più cuccioli di lupo, ma cuccioli di cani da villaggio, individui naturalmente e geneticamente più docili, nati all’interno o nelle immediate vicinanze dell’insediamento umano. 

Ecco il punto cruciale di svolta, ovvero l’inizio della domesticazione: chi nutriva i cuccioli del villaggio, sceglieva chi avvantaggiare. Durante questo processo avvennero due cose: 

  • I cani iniziarono ad essere più addomesticabili e addestrabili; 
  • Qualunque fosse la caratteristica che distingueva il cucciolo prescelto, era più facile che passasse alla generazione successiva perché trasmessa geneticamente, aumentando quindi la sua frequenza nella popolazione.

Quindi come siamo arrivati alla famosa coevoluzione? 

Proprio in questo modo. Una volta selezionati gli esemplari più adatti alla vita insieme all’uomo ed iniziato il processo di domesticazione, il gioco era fatto, i dadi erano tratti, la vita del cane e quella dell’uomo non potevano più essere slegate una dall’altra.

Alcuni studi [10] hanno portato alla luce percorsi evolutivi straordinariamente simili tra cane e uomo. Uno studio condotto dal biologo giapponese Miho Nagasawa nel 2015 [11], ha dimostrato come modalità comunicative simili a quelle umane, come per esempio lo sguardo prolungato, non utilizzato dal lupo, possano essere state acquisite da noi cani durante il processo di domesticazione. Il contatto visivo provoca nei proprietari un aumento dei livelli di ossitocina, l’ormone “dell’amore”, facilitando il processo affiliativo e determinando di conseguenza un aumento della concentrazione di ossitocina anche in noi cani. Inoltre, è stato dimostrato che la somministrazione di ossitocina nei cani provoca un maggior uso e richiesta di sguardi e di contatto fisico dai quali consegue una maggiore produzione di ossitocina negli umani che interagiscono con loro. Sembra quindi che i sistemi emotivi di noi cani si siano evoluti e abbiano anche influenzato quelli dell’uomo per almeno 15.000 anni. 

Questo porta gli studiosi a prendere in considerazione l’ipotesi di una coevoluzione tra uomo e cane. Sicuramente io (il Cane) sono quello che, tra i due, ha subito più modificazioni ma questo fa pensare che anche l’uomo sia quello che è grazie alla mia presenza al suo fianco. Si pensa, infatti, che alcune delle peculiarità tipiche dell’essere umano e della sua organizzazione (ad esempio la stanzialità e la pastorizia) siano state rese possibili grazie al mio aiuto.

Il Cane e l’Uomo oggi

Il rapporto tra noi cani e voi umani è stato sempre molto complesso, costruito sulla caccia, sulla sorveglianza della casa o del bestiame e così via. Oggi prosegue nelle stesse modalità, più tradizionali, alle quali si sono aggiunte delle nuove forme, tipiche di ambienti più industrializzati e che richiedono nuove capacità: assistere disabili, trovare droga o esplosivi, riconoscere patologie, e molte altre.

Ma non dimentichiamo il ruolo più importante che alcuni rappresentanti della mia specie rivestono come compagni di vita e di affezione.

Sono partito raccontandovi questa storia parlando quasi subito di razze, di quante e di quanto diverse siano tra loro.

Nonostante su scala evolutiva la selezione delle razze come le conosciamo oggi sia relativamente recente (tra i 100 e 150 anni), alcuni tratti del temperamento, sotto stretto controllo genetico, possono aver subito variazioni consistenti anche in tempi brevi. È stato dimostrato da studi sul cane e sulla volpe argentata che tratti come la paura, sociale e non sociale, possono essere alterati nel giro di poche generazioni di selezione intensa [12]. Per questo motivo è molto importante prendere in considerazione le razze: anche se noi cani apparteniamo tutti alla stessa identica specie, parlare con un Volpino italiano piuttosto che con un Rhodesian Ridgeback, vi assicuro, è davvero molto diverso! Ed è ancora diverso se ci rivolgiamo a quei cani che vivono liberi sul territorio da generazioni, in loro la distanza di fuga di cui parlavamo qualche riga sopra, è ancora molto ampia e con voi uomini spesso non vogliono avere nulla a che fare!

Per completezza vi spiego anche che oggi la FCI (Federation Cynologique Internationale) riconosce quasi 400 razze diverse per taglia, struttura, colore del pelo e temperamento. La FCI suddivide le razze in dieci gruppi basati sulla originale funzione della razza (ENCI, 2022):

1. Cani da pastore e bovari (esclusi i bovari svizzeri)

2. Cani di tipo pinscher e schnauzer – molossoidi e cani bovari svizzeri

3. Terrier

4. Bassotti

5. Cani tipo spitz e primitivo

6. Segugi e cani per pista di sangue

7. Cani da ferma

8. Cani da riporto, cani da cerca, cani da acqua

9. Cani da compagnia

10. Levrieri

La varietà con cui noi cani veniamo impiegati mostra la nostra estrema adattabilità al percorso complesso della civiltà umana. Flessibile, mi sono adattato a qualunque ruolo mi si proponesse. Nessun animale è stato in grado di farlo prima!

Queste caratteristiche sono sicuramente centrali nel mio legame solido e duraturo con l’uomo.

Sperando di non avervi annoiati con la mia lunga e millenaria storia della quale ho senza dubbio tagliato dei pezzi, vi ringrazio per avermi ascoltato e vi prego…quando tornate a casa oggi dopo aver letto questo articolo fate per il vostro compagno a quattro zampe la cosa che più preferisce al mondo!››

Eccoci tornati tra umani… Ci siamo accorti che il cane non vi ha spiegato cos’è la coevoluzione, lo avrà dato per scontato ma noi vorremmo non farlo.

Si ha coevoluzione quando due specie mostrano un’interazione ecologica evidente, condividono la stessa nicchia senza competere per le risorse, una influenza l’altra senza danneggiarla e i loro cambiamenti evolutivi sono interconnessi. 

La coevoluzione è un meccanismo biologico meraviglioso, che permette a noi e ai cani di condividere la nostra vita in modo quasi totalmente naturale e spontaneo. Diciamo “quasi” perché per i cani sarebbe anche così, ma noi umani amiamo sempre complicare un po’ le cose!

Bibliografia:

[1] Freedman A. H. et al., 2014. Genome sequencing highlights the dynamic early history of dogs. PLoS Genet. 10

[2] Larson G. et al., 2012. Rethinking dog domestication by integrating genetics, archeology, and biogeography. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 109, 8878–8883

[3] Perri A., 2016. A wolf in dog ’s clothing: Initial dog domestication and Pleistocene wolf variation. J. Archaeol. Sci. 68, 1–4 

[4] Janssens L. et al., 2018. A new look at an old dog: Bonn-Oberkassel reconsidered. J. Archaeol. Sci. 92, 126–138

[5] Leathlobhair  M. N. et al. 2018., The evolutionary history of dogs in the Americas. Science 361, 81–85

[6] Witt K. E. et al., 2015. DNA analysis of ancient dogs of the Americas: Identifying possible founding haplotypes and reconstructing population histories. J. Hum. Evol. 79, 105–118

[7] Perri et al., 2021. Dog domestication and the dual dispersal of people and dogs into the Americas. PNAS 118 (6)

[8] Frantz L. A. F.  et al., 2016. Genomic and archaeological evidence suggest a dual origin of domestic dogs. Science 352, 1228–1231

[9] Coppinger R. & Coppinger L., 2001. Dogs a startling understanding of canine origin, Behavior & Evolution. Haquihana

[10] Hare B., 2017. Survival of the friendliest: Homo sapiens evolved via selection for prosociality. Annual Review of Psychology. 68: 155-186.

[11] Nagasawa M., 2015. Oxytocin-gaze positive loop and the coevolution of human-dog bonds. Science, Vol. 348, Issue 6232, pp. 333-336

[12] Trut L.N., Plyusnina I.Z. & Oskina I.N., 2004. An Experiment on Fox Domestication and Debatable Issues of Evolution of the Dog. Russian Journal of Genetics 40, 644–655

Letture consigliate:

McHug, S., 2008. Storia sociale dei cani. Bollati Boringhieri editore s.r.l.

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