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Il cane non torna il richiamo per vari motivi. Molti cani fanno fatica a rispondere al richiamo del proprietario e questo può mettere a repentaglio sia la relazione che la qualità delle esperienze condivise.

Passeggiare con un cane che non torna quando richiamato, può essere estremamente stressante e frustrante. Il rischio è che il proprietario risponda a questa difficoltà evitando del tutto di lasciare il cane senza guinzaglio, negandogli così una serie di esperienze necessarie al suo benessere e allo sviluppo delle competenze soggettive.  Gestire correttamente la libertà del proprio cane è uno dei pilastri fondamentali per poter vivere una relazione sana e rispettosa dei suoi bisogni naturali. Infatti, è solo attraverso le attività in libertà che il nostro cane riesce a soddisfare a pieno molte delle sue motivazioni, tra cui quella perlustrativa, quella cinestesica o quella sociale. 

Immaginate quanto sia difficile per un animale come il cane, la cui comunicazione è basata prevalentemente sul movimento del corpo e sulle distanze dall’interlocutore (prossemica), riuscire a farsi correttamente capire dagli altri quando viene tenuto al guinzaglio e ha uno spazio di manovra di un metro e mezzo. 

Vivere momenti di libertà ha un valore inestimabile sia per il nostro cane che per noi umani, ma la gestione di questa libertà, in piena sicurezza, va costruita attraverso strumenti e tecniche, come ad esempio l’utilizzo di una lunghina, la scelta di un set adeguato e l’insegnamento del richiamoQuesto implica prima di tutto una relazione sana, basata sulla comprensione e sulla fiducia tra noi e il  cane.

Perché il mio cane non torna quando lo chiamo?

È importante, prima di rispondere a questa domanda, porsene un’altra: “perché mai il mio cane dovrebbe tornare da me?”. Se le risposte che ci diamo sono “perché io sono il padrone e mi deve obbedire” oppure “perché l’ho salvato dal canile e mi deve riconoscenza”, siamo davvero fuori strada. Il vero motivo per cui un cane torna da noi quando lo richiamiamo, è perché ai suoi occhi siamo le creature più interessanti, divertenti e propositive che esistano. 

Perché il mio cane dovrebbe tornare da me?”.

Vediamo di seguito alcuni motivi per i quali il nostro cane non tornerebbe da noi.

Nessuno ha mai insegnato al cane il richiamo

Come ogni comportamento che desideriamo ottenere dal nostro cane, dobbiamo avere la pazienza e la voglia di insegnarglielo. 

Il cane non capisce cosa gli stiamo chiedendo

Se siamo soliti chiamare solo per nome il cane, senza aggiungere alcun comando, che potrebbe essere “vieni” o “qui”, ancor meglio se associato a un movimento, il cane si volterà verso di noi, ma non riuscirà a capire la nostra richiesta.

Il cane è distratto da odori interessanti o sta giocando, divertendosi con altri cani

Quando un cane annusa intensamente, si concentra molto e potrebbe avere difficoltà a recepire le nostre parole. D’altronde, succede anche a noi umani, quando siamo immersi nella lettura di un bel libro, di non riuscire a prestare ascolto a discorsi altrui. Allo stesso modo, durante il gioco coi propri simili, sarà più difficile che il nostro cane riesca a rispondere al nostro richiamo, perché la sua attenzione è rivolta ad altro e non a noi. Alla luce di quanto detto, il consiglio è di scegliere il momento adatto prima di richiamarlo.

Il cane ha imparato a non tornare

Questo potrebbe capitare se non abbiamo mai rinforzato il suo ritorno da noi attraverso lodi, premi e giochi, oppure se abbiamo indotto il cane ad associare il richiamo sempre e solo alla fine del divertimento, ossia al momento in cui viene legato e portato a casa.

Il cane ha paura di tornare da noi

Se ogni volta che richiamiamo il cane lo facciamo con toni severi, urla e nervosismo, e se quando torna lo rimproveriamo, o peggio ancora gli tiriamo una pacca sul sedere per non essere arrivato prima, è molto probabile che la nostra vicinanza venga associata a sensazioni negative o, nei casi peggiori, alla paura.

Il richiamo è stato usato infinite volte a sproposito e ha perso il suo valore

Se utilizziamo molte volte il richiamo senza ottenere risultati, potrebbe accadere che il cane perda del tutto l’associazione tra il comando e il suo effettivo significato. In questo caso potrebbe essere una buona idea reimpostare il lavoro sul richiamo dalle basi, cambiando il comando.

Predisposizione genetica del cane

Alcune razze, come ad esempio i segugi, a seguito di una selezione zootecnica che l’uomo ha applicato nel tempo, sono più predisposte sia a distanziarsi dal conduttore, sia a “chiudere” e concentrare la propria mente nelle attività di ricerca olfattiva. Quando il nostro cane è molto lontano da noi o è intento ad esplorare un odore con particolare impegno, sarà ovviamente meno predisposto e più indifferente ai nostri richiami. 

Cosa devo fare per far sì che il mio cane torni al richiamo?

Ci sono davvero moltissimi aspetti su cui lavorare per aumentare l’efficacia del nostro richiamo:

Prestiamo attenzione al nostro cane e alla nostra relazione con lui

Per favorire un ottimo richiamo, è molto importante che il cane ci senta presenti e partecipi durante la sua vita e le sue uscite. Concentriamoci su di lui, lasciando a casa telefono e preoccupazioni, e partecipiamo in modo attivo alle sue passeggiate, ad esempio creando dei momenti ludici o esplorando insieme a lui un nuovo luogo. 

Premiamo il cane ogni volta che viene da noi

È fondamentale confermare al cane che ha fatto la cosa giusta ogni volta che risponde al richiamo tornando da noi. Lodiamolo con voce calma e rilassata e, più che dargli un singolo premietto, proviamo a proporgli di fare qualcosa di divertente insieme. Ad esempio, potremmo chiedergli di cercare dei gustosi bocconcini sparsi per terra vicino a noi. 

Richiamiamo il cane senza legarlo

“Se torno mi leghi e finisce il divertimento”. Questa associazione può essere prevenuta o limitata se, dopo aver chiamato il cane, facciamo un’ attività piacevole con lui e lo lasciamo di nuovo libero.

Utilizziamo il linguaggio del nostro corpo

I cani utilizzano molto spesso la comunicazione non verbale; alcuni comportamenti che loro utilizzano quando si muovono in un territorio possono darci uno spunto per attirare la loro attenzione. Quando richiamiamo il nostro cane, dopo esserci assicurati che ci stia guardando, è consigliabile quindi cambiare sia la nostra postura, ad esempio chinandoci sulle ginocchia o sdraiandoci per terra, sia la nostra direzione e andatura. Correre velocemente dalla parte opposta rispetto al nostro cane, porterà la sua attenzione su di noi e aumenterà in maniera considerevole le probabilità che ci segua.

Cosa non fare

Non dobbiamo sgridare, né tantomeno picchiare il cane quando torna da noi. L’ultima cosa che desideriamo è che il cane associ il ritorno da noi al disagio o peggio ancora al timore.

Non dobbiamo rincorrerlo per acciuffarlo e portarlo via. Con questo comportamento rischieremmo di innescare un meccanismo ludico, facendogli credere che stiamo giocando ad inseguirlo. Ipotesi peggiore, il nostro cane potrebbe sentirsi minacciato e diventerebbe davvero complesso riuscire a ottenere un buon richiamo.

Lavorare in sicurezza e con l’aiuto di professionisti

Abbiamo visto quanto sia importante e complesso insegnare il richiamo al nostro cane. Ricordiamoci che, come sempre, durante l’addestramento dobbiamo procedere per gradi. In questo caso dovremo prestare particolare attenzione alle progressioni e alla sicurezza, visto che, lavorando sulla libertà, possiamo incorrere in diversi pericoli ambientali (macchine, strade trafficate, etc). Iniziamo ad insegnare il richiamo in casa, per poi passare ad aree recintate e infine giungere alla vera e propria passeggiata in libertà

Riconoscendo quanto la presenza o meno di stimoli possa influenzare il nostro richiamo, iniziamo a chiedere al nostro cane di tornare da noi in situazioni senza distrazioni, che andranno via via aumentando. Non mettiamo a rischio l’incolumità del nostro cane e delle persone che ci circondano. Infine, non scordiamoci che per risolvere le difficoltà del nostro cane possiamo sempre chiedere l’aiuto di un educatore cinofilo professionista.

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