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I cani hanno un ruolo centrale nelle nostre vite in quanto vivono con noi da moltissimo tempo nelle situazioni più disparate. L’osservazione e la condivisione di tante vicissitudini vissute con i cani, ci ha portato addirittura a inserirli nel nostro modo comune di parlare per esprimere, in senso metaforico, situazioni o comportamenti umani.

Se ci soffermiamo a riflettere su proverbi, modi di dire, parolacce in cui citiamo il cane, es: “solo come un cane” oppure “fa un freddo cane”, notiamo come il cane sia una figura controversa, in quanto molte volte nominato per esprimere situazioni o comportamenti negativi ma distonico rispetto all’ immaginario odierno del “cane come migliore amico dell’uomo”.

Questo è un fattore culturale molto interessante, ma ci siamo mai interrogati circa il significato e soprattutto l’origine di queste espressioni?

Menare il can per l’aia

Se siete tra i non giovanissimi vi sarà capitato di sentire e magari anche di usare la frase “smettila di menare il can per l’aia!”

Questa espressione è un modo di dire colloquiale della lingua italiana che ha origini piuttosto antiche, soprattutto se ci soffermiamo sull’utilizzo di due termini ormai desueti. Per “menare” si intende, infatti, “condurre” o “portare” mentre con “aia” ci si riferisce al cortile interno delle vecchie fattorie. 

Vi sono diverse ipotesi sull’origine di questa locuzione ancora oggi utilizzata; il senso figurato è chiaro e si può usare sia per intendere di interrompere il ripetersi di azioni inutili che non portano a nulla o si può riferire a qualcuno che sta cercando di dirci qualcosa girando attorno ad un argomento senza mai arrivare al punto.

L’origine letterale del termine è da ricondurre a quando la battitura del grano, necessaria a separare i chicchi dalla “paglia”, veniva effettuata ponendolo nell’aia e successivamente conducendo sullo stesso gli animali pesanti della fattoria perché lo calpestassero. Vien da sé che far calpestare il grano al cane è un’operazione che non produce alcun effetto.

Se cerchiamo il termine nel dizionario della crusca vediamo comparire la seguente definizione: “Mandare le cose in lungo per non venirne a conclusione. Lat. Tempus ducere

La stessa Accademia della Crusca dà come fonte autorevole per l’inclusione della locuzione nel proprio Dizionario l’Ercolano di Benedetto Varchi (1565): “D’uno che favella, favella, e favellando, favellando con lunghi circuiti di parole aggira sé, e altrui, senza venire a capo di conclusione nessuna, si dice: e’ mena ‘l can per l’aja”    (Benedetto Varchi, Erc. 94[2])

L’origine della locuzione è controversa. 

Nelle note al Malmantile racquistato (1688), Paolo Minucci si limita a parafrasare la locuzione così: «L’aia è un luogo troppo piccolo per un cane da caccia» (Paolo Minucci sub voce “E co’ suoi punti mena il can per l’aja”[3]) Dalla parafrasi si intuisce che il cane da caccia, abituato a spazi più ampi, non vada condotto in spazi ristretti e, pensandoci, il punto è proprio questo!

Can che abbaia non morde

Questo è uno dei modi di dire che più fa storcere il naso a chi si occupa di cinofilia e a breve capiremo perché. 

Quando si usa quest’espressione solitamente ci si riferisce ad aggressività verbale non seguita da fatti, ad esempio quando parliamo di persone violente, scorbutiche o arroganti che adottano atteggiamenti che possono risultare aggressivi ma che non sfociano mai in reale violenza fisica.

Il proverbio trae origine da un passo specifico de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni: “Le schioppettate non si danno via come confetti: e guai se questi cani dovessero mordere tutte le volte che abbaiano”. Così posta questa frase è molto più accettabile della sua rielaborazione odierna ottenuta con il passaparola.

In cinofilia questo proverbio non ha alcun fondamento, esistono diversi motivi che portano il cane ad abbaiare, uno di questi può essere un avvertimento a non perpetrare un determinato comportamento. In questo caso l’abbaio è spesso seguito e preceduto da diversi altri segnali che se ignorati possono alla lunga portare al morso. Viceversa, alcuni cani sono portati alla condizione di mordere ma tra i vari segnali anticipatori può non essere presente l’abbaio.

L’abbaio e il morso non sono quindi comportamenti strettamente connessi, talvolta si accompagnano e altre volte no. Attenzione quindi a non prendere questo proverbio come una regola, potrebbe risultare pericoloso! 

Se vuoi scoprire alcuni dei principali motivi per cui il tuo cane abbaia non perderti questo articolo!

Non svegliare il can che dorme 

E’ un proverbio antico, arrivato sino a noi dai latini attraverso la locuzione: “irritare canem noli dormire volentem”. 

Questo proverbio consiglia, in senso figurato, di non disturbare o provocare persone all’apparenza calme perché in questo modo potremmo alterare lo stato di equilibrio in senso negativo e magari subire conseguenze spiacevoli.

Avete presente Fuffi, l’enorme cane a tre teste che sorveglia la pietra filosofale in uno dei film di Harry Potter? Ecco. Dorme su una botola a cui è di guardia e svegliarlo di certo non è l’idea migliore…

Entrando più nello specifico del mondo cinofilo, il riposo è una parte importantissima per la vita del nostro cane; durante il sonno si ricaricano le energie e soprattutto si elaborano le esperienze della giornata. Una corretta fase di riposo garantisce adeguati e più sani livelli di stress.

Qui trovate un articolo che parla proprio dell’importanza del buon riposo anche per i nostri amici a quattro zampe.

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